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Nome manifestazione Quattro passi nel cielo della Grande Mela
Data 10/05/1995
Città New York
Nazione USA
Note
Tratto dall'articolo pubblicato su Cervi Volanti rivista dell'AIA
Non proprio un festival ma una di quelle occasioni che capitano una sola volta nela vita e hanno dato l'idea di cosa avrebbe potuto essere Settimo Cielo nel futuro
He si : proprio a New York; non avrei mai pensato di poterla visitare grazie ad un aquilone. Ma procediamo con ordine: qualche giorno fa ricevo la telefonata di un amico, Roberto Guidori. Mi chiede se sono seduto: certo che lo sono, mi ha chiamato in macchina.Tieniti forte, mi dice, devi partire per New York sabato o domenica: è venerdì, e mi chiedo cosa gli sia capitato per farmi un annuncio così folle. E invece eccomi qui, fra i grattacieli di Times Square, aspettando di raggiungere il luogo dove verrà girata la scena: si, perchè di un film si tratta, anche se pubblicitario; la nuova campagna del gruppo ENI. Un passo indietro: preparati, mi dice Roberto, devono girare una scena con un aquilone un pò speciale; io sto partendo per Sidney, e dovrai andare tu a guidarlo. Tutto si svolge freneticamente: amici comuni, Simona e Dario, mi consegnano l'aquilone appena costruito a Cervia, e provato il giorno prima sulla spiaggia. Mi metto in contatto con l'agenzia cinematografica ( Mercurio ) e mi programmano il viaggio: leggendo l'elenco della troupe mi scopro come "kite technician". Finalmente ci credo; ancora qualche giorno per prepararmi, chiedere le ferie, provare l'aquilone ( a Milano non c'è mai vento quando serve); ricevo nuove richeste dallo scenografo, modifico le code, e voilà: la testa del cane a sei zampe emblema dell'AGIP ondeggia nel cielo, completa di fiamme. L'inconveniente è la dimensione: un delta di 4,5 metri di apertura alare, 3 di altezza e qualcosa come 15 o 16 metri di code. Comincia il viaggio; in aeroporto la troupe di diciotto persone parte con due tonnellate di bagaglio fra valige, cineprese ed accessori: dovevate vedere l'espressione dell'addetto al check-in quando, chiedendo di registrare i bagagli, si sono fatti avanti dieci carrelli stracarichi di bauli in alluminio. Altro che noi aquilonisti: vedrò poi che si sono portati davvero tutto, come se Manatthan fosse il centro dell'Africa. Viaggio fantastico, Milano Parigi New York ; ed alle quattro del pomeriggio di domenica siamo in vista dei grattacieli di Manatthan: traffico caotico per il rientro dalle gite fuori porta, ed infine la città, davvero particolare: nei due giorni successivi, trascorsi in attesa di poter "lavorare", scopro gli eccessi della metropoli americana, la fortuna degli italiani che aprono ristoranti laggiù facendo pagare,agli americani, le piadine con il formaggio come un piatto di ostriche. La troupe gira la città per girare scene su scene: Stefano Scotti, l'organizzatore del gruppo, si danna l'anima per accontentare il regista francese. Io per ora posso dedicarmi ad una rapida visita della zona: ma prima di tutto un doveroso sopralluogo al kiteshop individuato sulle pagine di Kiteline. America patria degli acro, la Grande Mela ed il suo Big Kite City Company evocavano in me immagini grandiose, forse avrei impiegato ore per visitarlo. Il taxi mi scarica davanti e quasi faccio fatica a vederlo; una sola vetrina seminascosta su di un angolo, cinquanta metriquadri con pochi aquiloni, poche stecche, pochi accessori, poco di tutto: con tutto il rispetto molti di noi possiedono più materiale a casa di quello esposto laggiù. Riesco lo stesso a spendere un pò di dollari, e continuo il giro visitando una parte del Metropolitan Museum e la sua libreria. Il giorno successivo finalmente si comincia: attendo tutta la mattina in albergo, poi raggiungo la troupe lungo la quinta Avenue. Ci trasferiamo tutti a Battery Park, lembo estremo di Manatthan, da dove partono i traghetti per Liberty Iland. E comincio a preoccuparmi: troppi alberi, troppi fili elettrici, e troppo poco spazio. Mi spiegano: dovrei alzarlo in volo, entrare nel parco fra gli alberi ed abbassarlo fino a sfiorarne la cima, per mettere la testa del cane fra la macchina da presa ed i grattacieli dello sfondo. Primo tentativo: appena in volo sopra gli alberi, si spezza la stecca di apertura per le raffiche di vento; faccio appena in tempo a recuperarlo prima di finire intrappolato fra i rami.Sostituisco e rinforzo la stecca. Riparto e rompo ancora. Nuovo tentativo: quasi il cavo mi solleva, e per non perderlo mi sono imbragato.L'aquilone ovviamente va in stallo appena si avvicina alla cima degli alberi, e le code si impigliano nei rami. Devo uscire, lo spiego al regista. Cambiamo posizione ed ora dovrei far descrivere una parabola al delta: ma è uno statico, forse non lo hanno capito. Nei pochi minuti che mi concedono per prepararmi, non ho il tempo di realizzare una briglia simil acrobatico: mi ricordo le immagini di un libro di Kaflein, dove enormi delta vengono guidati con due cavi; devo arrangiarmi con un cavo laterale che sbilanci l'aquilone, e sperare di riprenderlo prima che si schianti sul molo. Mi aiuta l'attrezzista della troupe; una, due, tre volte , prendiamo il ritmo, un'altra ancora, non so più quante e neanche mi accorgo che tutti si sono fermati: ok, dice il regista, è andata. Mi fermo con il delta che ha preso quota; sono distrutto. Lo porto a terra,e raccolgo il mio materiale.Il rokkaku che ho usato per saggiare il vento prima di alzare la testa, ha gli innesti della spina spezzati per la forza del vento. Ora mi descrivono il lavoro del giorno successivo: volare in una via, stretta ,di China town. Non ho ancora idea di come farò, ma per ora mi precipito da Big Kite per acquistare altre stecche di rinforzo: quelle di scorta sono ormai quasi tutte rotte. Ultimo giorno: ci sorprende la pioggia. Restiamo tutta la mattina in attesa fra riflettori coperti, americani che bevono litri di caffè, comparse pronte nei caravan. A mezzogiorno decidono di rinunciare e rientrare in Italia: è prevista pioggia per tre giorni. Il pomeriggio ovviamente il tempo migliora,ma ormai è troppo tardi per riprendere a girare: tuuti a spasso per tre o quattro ore, poi riunione in albergo, e si parte per Parigi. Qui ci dividiamo: la troupe prosegue per Roma per terminare le riprese, io ed un dirigente ENI torniamo a Milano. Non è finita: una settimana dopo parto per Roma; dobbiamo provare a girare la parte non realizzata a New York. E mi scaricano all'EUR, davanti al palazzo IBM, tutto vetri e rflessi: Ma il traffico non può essere fermato, ed io atterro sul cofano di un paio di auto: il vento poi fa quello che vuole, e certo non mi aiuta. Mi affanno per circa un'ora, poi mi dicono di smettere. E pensare che avevo trasformato le briglie e sarei riuscito, con un pò di vento decente, a manovrarlo come un acro. Ritorno a Milano, ed il giorno successivo riconsegno il delta all'agenzia: proprio in quel momento stanno terminando il montaggio, ma non posso fermarmi, devo andare a lavorare sul serio. Non ho ancora visto lo spot, non sono riuscito a farmi fotografare, ma spero mi diano uno spezzone del back-stage. Bella avventura.
Foto Staff Foto Aquiloni Foto Location
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