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Nome manifestazione Coloriamo i Cieli 1996
Data 01/05/1996
Città Castiglione del Lago
Nazione Italia
Note
Ecco l'articolo pubblicato su Kitetime nel 1996
Per chi non conosce i festival di aquiloni, trovarsi di fronte ad un cielo costellato di colori e code, cavi e bandiere, può sembrare una strana situazione. Fra i festival italiani, di solito relegati su piccole spiagge, o in campi stretti d’assedio dalle case, ampi spazi e prati a perdita d’occhio significano solo un nome: Castiglione del Lago. Coloriamo i Cieli, questo il nome della manifestazione: sia per la situazione ambientale, un vecchio aeroporto trasformato per l’occasione con una accogliente serie di gazebo per ripararsi da sole o pioggia; con a fianco il Lago Trasimeno ed alle spalle il colle di Castiglione, come adagiato su fra le sue vecchie mura; sia per l’ospitalità offerta dagli organizzatori, che per la partecipazione che sempre raccoglie, nessuno vuole mancare questo appuntamento. Quest’anno poi per me ha significato ritrovare tanti amici conosciuti lo scorso anno in Indonesia durante il Festival Tour 95. Rimasto orfano del mio gruppo, troppi impegni ed a volte poca voglia di muoversi, decido di raggiungere Cervia per aiutare gli amici Jayne e Roberto a trasportare il materiale del loro stand; a Cervia una capatina in spiaggia è quasi d’obbligo: chi saprebbe resistere alla tentazione, scorgendo un vento teso sulle cime degli alberi. Un paio d’ore e poi si parte: la mattina ho trovato il sole, ma mentre ci inoltriamo sull’appennino, le nubi prima ne prendono il posto, poi arriva la pioggia: che disastro. Finalmente arriviamo e continua a piovere: ed in quel momento arriva anche il pullman degli ospiti stranieri; troviamo subito George Peters e David Brittain, che fanno festa a Jayne ed a me in maniera davvero simpatica; ci presentano altri amici, americani, canadesi, poi ci distribuiamo negli alberghi; e la mattina dopo ci ritroviamo tutti quanti sul campo di volo. Come al solito mi alzo molto presto: non riesco a trattenermi; durante la notte sono arrivati molti altri: Paolo Amato da Napoli; il Teampiastro di Simona, Dario e company; gli amici di Chioggia, ..... Milani, con ..... e Patrizia ovvero I Lupi Volanti; insomma il campo è pieno. Alessandro Guzzetti con Francesco Ponti li ritrovo nel primo stand, e mi aggiungo a loro: ci prepariamo tutti a volare. Dopo poco arriva Edoardo Borghetti di Volarho: gli amici dicono che ci assomigliamo molto, sia per aspetto che per presenza sul campo: lui dice che almeno per l’aspetto, lui è molto meglio; ed insieme andiamo a fare visita agli altri gruppi. Trovo anche Anna e Fiorenzo Odoardo, delle Rondini ed una vena di tristezza ci raccoglie per la terribile perdita che hanno subito qualche mese prima, quando, per un incidente stradale, è mancato il loro Fabio. Il sole ci ha fatto una sorpresa, o forse saranno state le preghiere di Giuliano Festuccia, anima di questo festival, direttore dell’Azienda di Promozione Turistica di Castiglione che cura da anni, siamo alla nona edizione, la preparazione e lo svolgimento del Festival. Passa un pulmino, ed una voce “hei, Lupo” mi chiama: sono Ingrid ed Helmut Georgi, con amici e vari figli al seguito, accompagnati da Jan Houtermans; che bello rivederli in Italia, anche se solo a due settimane dal Festival di Vienna: con loro ho trascorso molte giornate di viaggio fra Jogyakarta e Monte Bromo. Siamo davvero in tanti: i gruppi alzano le loro bandiere; quest’anno la partecipazione italiana ha raggiunto il suo culmine, più di 310 aquilonisti accreditati, arrivati da ogni regione, sotto le bandiere di 49 club; ed anche 15 club stranieri con 41 nomi, e che nomi!!!. Si svolgerà anche una manche del campionato europeo, la Trasimeno Stak Cup, e quindi potremo vedere all’opera fra gli altri i Lung Ta, campioni di Francia, quinti al campionato del mondo in Australia, con gli Albatros svizzeri, i DusteDevils olandesi, gli XS inglesi ed i gruppi italiani Sky Shadows, T.N.T. ed Evolution. Il tendone sarà pieno la sera, per la cena offerta dagli organizzatori; con presentazione ed applausi per tutti. Ma torniamo sul campo: da un lato George apre i suoi colori, il Giardino del Vento fa bella mostra di se, mentre le forme fantastiche dei man si stagliano nell’azzurro del cielo, accompagnate da una infinità di code variopinte. I team di acrobatici mettono a punto le loro ali in un vento variabile; con Helmut calato ormai nel suo ruolo di giudice capo della competizione. Arriva anche Giancarlo Galli, con Nino Gualdoni, anche loro coinvolti, con ... Ventimiglia ed altri nella direzione di gara. Il risultato nel cielo è come una magia: ogni forma e colore, da un lato gli statici dall’altro gli acrobatici. Cosa desiderare di più che fare un picnic con gli amici, sotto ai propri aquiloni in volo, con pane, formaggio e prosciutto caserecci, portati da Bernadette e Piero Palmiotto, ormai trasferiti in Umbria dalla caotica Milano, raccontandosi le avventure degli ultimi mesi ed i progetti per il futuro; non sentiamo assolutamente la mancanza di un tale, chiamato Peter Linn, che con i suoi aquiloni mostro (ma sono davvero aquiloni?) darebbe quasi fastidio nell’armonia di tanti soggetti in volo, facendo credere agli spettatori che sia importante più la dimensione che la creatività, l’enormità piuttosto che la realizzazione artistica di una idea. E davvero gli amici stranieri mostrano quanta e quale sia la capacità creativa di coloro che costruiscono e volano aquiloni: con David e le sue acrobazie di revolution, andandosene a spasso su di un monociclo, sempre volando un rev, o con il buggy sebbene con poco vento; Claude Quessada, francese incontrato spesso in questi anni sulle spiagge di Montpellier, Marsiglia e Cervia, aiuta Paolo Amato che esibisce una bella raccolta di esemplari realizzati da Roberto Guidori; George dall’altro capo del campo riesce a mantenere in volo un numero incredibile di aquiloni da farmi veramente pensare se un giorno anch’io ci riuscirò; per ora riesco a farmi dare una delle sue stupende api, con arco sonoro. Sandra e Ron Gibian, maestri nel cucito, alzano esemplari curatissimi e dalla grafica superba, mentre a poche passi da noi la delegazione ungherese con Barnabas Ducsai da prova di come si riesca a costruire aquiloni di qualità con materiali di recupero od assai primitivi: certamente da loro non si può entrare in un negozio e chiedere stecche in carbonio o fibra di vetro, con innesti in plastica stampata. Questo modo di fare aquiloni acrobatici lo avevo già visto s di un libro che parlava dell’India: e dimostra come a volte tecnica e creatività possano sorvolare ogni ostacolo. Peccato non avere trovato il tempo per parlare di più con loro. La domenica ci accoglie con un tempo incerto, e sempre più nubi si affollano intorno a noi. Arrivano i Vulandra, e l’orchestra si mette in aria al completo; riesco anch’io a brigliare ed alzare l’ultima nata delle mie strisce, 7 metri e mezzo di mobili spostati per cucirla, più di 200 metri di briglie da regolare. La giornata si sviluppa fra le gare Stack ed i voli liberi, finche la pioggia ci sorprende, ed in breve tutto sparisce nelle auto: resta solo George, in mezzo al campo, sotto la pioggia, a cercare di recuperare le sue creazioni per metterle al riparo dall’acqua; una catena umana lo aiuta a trasportarli, finche per trovare riparo non resta che il tendone della Segreteria, che in breve viene invaso dalle forme multicolori. Nei giorni successivi il Festival subisce il tempo: ma per gli aquilonisti veri, non c’è pioggia o vento che possa fermarli; pur bagnati fradici continuano a volare, per il gusto di stare assieme; la festa continua fino a mercoledì: il I° di maggio conclude la kermesse; cinque giorni di festival, davvero intensi, trascorsi il libertà e senza obblighi fra amici e per conoscere nuovi amici; azione, idee, amicizia e serenità accompagnano i partecipanti nel loro ritorno verso casa: peccato sia solo ogni due anni. Arrivederci al 1998.
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