l'associazione

il team
dove siamo stati

dove voleremo

download

contattaci

calendario eventi

i nostri laboratori

noi alle vostre feste

i nostri aquiloni

gonfiabili

progetti&progetti

aquiloni in kit

hanno scritto di noi

ci hanno fotografato

giochi per il vento

errare umanum est

aquiloni nel mondo

homepage

Nome manifestazione Bali International Kite Festival
Data 10/07/1996
Città Sanur - Bali
Nazione Indonesia
Note
Raccontare in breve quanto accade in un festival di aquiloni, di solito non è difficile; ma quando questo festival coinvolge un'intera isola, e l’isola si chiama Bali, tutto si colora di profondi significati religiosi e culturali, ed il racconto si fa più complicato. Il Festival Internazionale di Bali conclude ora l’Indonesia Tour, anche se ormai dal 1979 i banjar (villaggi) dell’isola si danno appuntamento nelle risaie della zona di Sanur, a pochi chilometri dalla capitale Denpasar, per dare vita a questa incredibile e gioiosa festa. Dai 58 club del 1979 siamo arrivati agli oltre 215 di quest’anno. Durante i tre giorni della competizione lo spirito Balinese aleggia in questi luoghi, lontano da ogni interesse e curiosità per quanto proposto dagli aquilonisti occidentali. Un passo indietro; layan-layan (aquilone) in quest’isola è un gioco che ciascuno apprende fin da bambino. Ma è anche un atto religioso, una offerta agli dei per avvicinarsi di più a loro. Per il visitatore che sbarchi dall’aereo, vedere in cielo decine di aquiloni di ogni forma e colore può sembrare strano; pensate per un aquilonista, invece: è magico. Si percorrono le strade di Denpasar con lo sguardo verso il cielo: libellule, farfalle, pipistrelli, strane forme dalla lunga coda, tutti ondeggiano nel vento al di sopra della città e delle risaie circostanti. Qui una delle caratteristiche principali per un aquilone, è che, per volare bene, deve danzare nel cielo, ondeggiando ritmicamente attaccato ad un filo il più delle volte invisibile, essendo di nylon da pesca. E la costruzione va dai più semplici capolavori di applique in plastica, esattamente sottilissima plastica colorata, saldata a caldo a punti su di un telaio di bamboo da due o tre millimetri di spessore; alle grandi forme tradizionali costruite in listelli o pali di bamboo, fino a sei, sette centimetri di diametro. Con tela in cotone colorato, cucita sullo scheletro; con archi sonori rivolti al cielo ed alla terra, questi giganti s'alzano in volo maestosi. Questi grandi esemplari si alternano sul terreno di volo in gruppi successivi, durante una gara che impegna un team composto anche da venti o trenta persone, sia dal punto di vista estetico, che costruttivo e fisico. Già mesi prima il gruppo si prepara per la costruzione coinvolgendo anche gli anziani del villaggio ed i sacerdoti induisti. Il giorno del Festival una lunga processione si snoda fino al field, e gli aquiloni, a volte trasportati a spalla, a volte su camion, si incolonnano accompagnati da musica, bandiere colorate ed altari ricolmi di offerte agli Dei; prima dell’ingresso al campo devono essere controllati da meticolosi giudici per dimensione e forma. Poi tutti si riversano nella risaia prosciugata, raggiungendo uno spazio libero, e sistemandosi sotto l’ombra delle grandi vele. Il rumore è caotico, eppure, per me, bellissimo. La musica gamelan, composta da strumenti di ottone e gong, si fonde con il rumore delle eliche a vento piazzate lungo i bordi del campo. Per un po' gli aquilonisti provenienti da ogni parte del mondo e che hanno partecipato all’Indonesia Tour 96, fanno volare i propri esemplari, suscitando la curiosità delle centinaia di spettatori per le grandi forme dei soffici di Peter Linn, o per le evoluzioni sui buggy: Ed il treno di rev di David Brittain gioca ad inseguire qualche ragazzo; mentre alcuni statici fanno bella mostra di se nel vento di Bali (non uno dei miei è restato intero per la sua forza; poi capirò perchè). Ma non è questo l’importante. Arrivato il momento, tutti giù, e si preparano i team, stendendo i cavi, a volte più di duecento metri, e con bandiere con i colori del banjar si trasmettono i messaggi di lancio. Si comincia con i Bebean, forma che rappresenta un pesce con le pinne natatorie in movimento; attrezzi di almeno tre metri e mezzo di apertura, con cinque, sei metri di lunghezza, pesanti trenta o quaranta chili; il vento oggi non è sufficiente e molti precipitano a terra: il gruppo deve prenderli al volo, per poterli rilanciare. Lo sforzo è terribile, ed una volta in cielo la trazione si fa sentire. Appena stabili all’altezza richiesta dai giudici, tutto il team si applica per dare all’aquilone il giusto movimento, con una ritmica trazione esercitata sul cavo. Ed il primo gruppo che riesce ad ottenerlo esulta festante, accompagnato dalla propria orchestra. A volte l’aquilone precipita, in mezzo alla gente, accompagnato dal grido di tutti. Si prosegue così per due giorni alternando i Bebean ai Pecukan, forma ellittica che richiama la parte centrale del Wao-bulan malese, ma con le punte laterali piegate all’indietro. Sembra terribilmente instabile, e lo dimostra spesso in volo. Sale come una freccia nel cielo, trainato da dieci o dodici uomini; ma se una volta raggiunta la quota, non trova vento sufficiente, si gira ed in un attimo precipita a terra. E di nuovo il gruppo lo prepara e lo lancia. E’ fantastico vedere il movimento di questi giganti in cielo, e la competitività dei team a terra, senza però alcuna animosità o azione scorretta. Il volo continua, e gli aquiloni vengono giudicati per forma, suono (dovuto ai due guwangan, archi sonori di cui ciascun esemplare è fornito), armonia di movimento, colore e performance complessiva del team. Il ronzio dei trenta e più archi sonori spicca al di sopra del frastuono delle orchestre. Intanto si svolge una competizione parallela, dedicata alle nuove creazioni; dove la fantasia infinita di questo popolo, riesce ad immaginare le più inverosimili forme da far volare: personaggi mitologici o di tutti i giorni, carrozze, elicotteri, fiamme ed infine i vascelli, memoria antica solo di qualche secolo della conquista olandese di questi luoghi. L’ultimo giorno, poi, avviene l’impossibile: la processione interminabile porta solo pochi esemplari di Janggan, l’ultimo degli aquiloni tradizionali. Un drago alato, con una coda di settanta metri e più. Ed il suo snodarsi all’interno del field, per raggiungere la posizione, pone un interrogativo: voleranno davvero? Eccoci accontentati: uno. Poi tre, infine sei volano distanti l’uno dagli altri, nel cielo azzurro di Bali. Fantastico. Non so più dove guardare. Volano per poco, forse venti minuti, poi scendono maestosi nel centro del campo, sempre recuperati al volo dal proprio team. Un giro d’onore interno alla torre dei giudici completa la loro prestazione. Mi dicono che i risultati della gara si conosceranno solo fra qualche giorno. Ma non è importante: è una grande festa, e tutti vi hanno partecipato. Nessun vinto e nessun vincitore, uno spirito che a volte da noi si è perduto.
Foto Staff Foto Aquiloni Foto Location
<<zoom>> <<zoom>> <<zoom>>

<<< torna all'elenco