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Nome manifestazione 17° festival di Vienna
Data 13/04/1996
Città Vienna
Nazione Austria
Note
Trovo le date sull’elenco pubblicato da una rivista. 13 e 14 aprile. Mi colpisce il nome degli organizzatori: Wiener Drachenbau e Flugverein Fly High. Mi ricorda qualcosa; qualche istante e collego il nome a due persone incontrate durante l’Indonesia Kite Festival dello scorso anno: Ingrid ed Helmut Georgi, tanto amichevoli e simpatici, da far nascere il desiderio di rivederli. Il giorno successivo un fax mi mette in contatto con loro, e la loro risposta mi riporta nel magico ambiente di alcuni mesi prima; mi chiamavano “Lupo” perché Ludovico era troppo lungo e difficile da pronunciare, e la loro compagnia aveva abbreviato le lunghe ore dei trasferimenti. Sono lieti di potermi accogliere a Vienna, ma la carenza di sponsor non gli permette di ospitarci: possono organizzarci il soggiorno in modo economico, e tanto basta: la voglia di rivederli è superiore ad ogni cosa. Con Jayne Edwards, che avevo raggiunto in Indonesia, decidiamo di fare una sorpresa agli amici austriaci, senza far saper del suo arrivo. Si parte il venerdì da Milano, con sole e temperatura quasi estiva. Non mi sono lasciato tentare, e giacche a vento, stivali e guanti ci seguono nelle valige. Per fortuna, perché appena superate le alpi, dopo Innsbruk, il tempo peggiora e la temperatura scende rapidamente; a 200 chilometri da Vienna ci sorprende una neve fitta e ghiacciata. Ci guardiamo in viso, e proseguiamo: al massimo passeremo due giorni a parlare di viaggi ed aquiloni, con un caffè bollente in mano. Ancora una serie di salite ed infine, dopo otto ore di viaggio, ci troviamo sulla tangenziale che abbraccia Vienna; le indicazioni di Helmut sono precise, e rapidamente raggiungiamo il Danubio per costeggiarlo fino al nostro albergo; Jayne sfodera il suo tedesco un po' arrugginito ma efficace, e nella taverna ci viene servito un piatto di carne, un incrocio fra gulasch e spezzatino davvero gustoso, mentre facciamo conoscenza con Franz Artz, ungherese di nascita ma residente in Germania a Schwaebish Gmuend (provate voi a pronunciarlo, io me lo sono fatto scrivere), autore di Asiastische Drachen (vedi sezione tedesca in Kite Lines), ovviamente esperto di aquiloni asiatici. Lui parla tedesco e la nostra conversazione a tre si sviluppa fra schizzi e disegni, per poter capire il luogo dove ci attende il festival il mattino successivo. Discutiamo anche del mio prossimo Edo, ed alcune delle sue indicazioni mi aiuteranno a non diventare pazzo con un numero di briglie mai affrontato fino ad ora. Il giorno successivo Franz mi chiama di buon mattino, perchè un cielo azzurro cosparso di nubi ci aspetta: colazione abbondante e poi seguiamo la sua volvo lungo i ponti della zona, per approdare infine ad un’isola al centro del Danubio, nella quale si trova la zona di volo. Un prato di 150 x 300-350 metri, situato fra due ponti, con un largo piazzale di parcheggio dove alcuni viaggiano con buggy e quadrifoil. Solo qualche incertezza sul possibile destino di un aquilone con il cavo tagliato, durante un challenge: lo troveranno forse nel Mar Nero!? Già all’opera troviamo i Decorators, cinque revolution dalle movenze coordinate, che volano in team con John Mitchell, americano residente in Germania ed altro revolution-man, e con un amico sconosciuto. Il team dei KiteOholix, sesti ai mondiali d’Australia, crea figure geometriche con dei North Shore VIP: ventati, si, perché un vento rafficato e freddo spira da nord-est a quasi 40 kilometriora. Il tempo di mettere la bandiera con le altre al limite del campo, ed Helmut si fa incontro, scoprendo la sorpresa della visita di Jayne; salutiamo anche Ingrid, che ci raggiunge poco dopo. Troviamo anche Jan Houtermans, pronto a volare con uno dei suoi stupendi combattenti. L’organizzazione è precisa, e, pur non trovandosi di fronte ad un evento come Dieppe, Berk, Castiglione o Marsiglia, in occasione della contemporanea maratona di Vienna, il festival ha raccolto l’intero gruppo degli aquilonisti austriaci, con una nutrita partecipazione dai paesi limitrofi; oltre ai tedeschi ed agli inglesi citati sopra, vediamo sul campo olandesi, ungheresi, cechi e slovacchi. Difficile capirsi con alcuni di loro data la lingua, ma come al solito bastano gli aquiloni ad unirci. Gli spettatori che circondano il campo, fra una birra e strane frittelle di patate, osservano interessati quanto accade. Nell’insieme non manca nulla, se solo il tempo non fosse così freddo: ci viene in aiuto la tenda riservata agli aquilonisti, dove caffè e the caldo accompagnano ottime torte fatte in casa. A fianco si trova l’infermeria .... per aquiloni, dotata di tutte le attrezzature necessarie per riparare i nostri oggetti volanti. Fra genki steccati con manici di scopa come per sopportare un uragano, e box di vario genere, abbiamo trovato anche un emulo del nostro Maccherozzi, con un esemplare tridimensionale, piccolo ma ovviamente intricatissimo: interessante. Ci dice Helmut che normalmente a Vienna c’è vento leggero e costante da nord, e solo poche volte durante l’anno si trovano in queste condizioni. Questa è una di quelle. La giornata trascorre veloce, si prova ad organizzare un challenge di rokkaku, ma il vento troppo capriccioso ci fa desistere; un altro gioco, chi riesce in 30 secondi a guadagnare più quota; vince un piccolo rokkaku, con filo quasi invisibile. Ma tanto basta per movimentare il campo: fa il suo ingresso un cody di almeno sette metri di apertura, steccato in fibra di vetro, che impegna molti componenti dell’organizzazione per il lancio ed il controllo a terra, con un secondo cavo di sicurezza, data la forza del vento. Helmut poi alza uno splendido parafoil con una decorazione a testa di leone, mentre i Decorator proseguono nella loro esibizione, incuranti del freddo e del vento: sono inglesi, e probabilmente da loro si vola spesso in queste condizioni. Nonostante le raffiche, la precisione del volo è assoluta, e figure incredibili vengono create nel cielo; il gruppo si è rinnovato e l’affiatamento è veramente eccezionale. Verso sera, quando il vento cala un poco, iniziano a muoversi aquiloni schizofrenici, con raffiche di axel e quant’altro le mani dei piloti riescono a creare. Ernst Kofler, capo dei KiteOholix, mi chiede di provare l’acro con cui sto volando, chiedendomi cos’è: un’ala di Phantome, un pezzo di Edge, una curva di Ion, le briglie di un Neptune e qualcosa d’altro ancora; ma finché reggono le stecche, gli vedo fare cose mai pensate. Dev’essere per questo che mi piacciono tanto gli statici! I bambini, con il vento un poco più calmo, hanno finalmente la possibilità di far volare i loro sled e gli eddy, tenuti in mano fino a quel momento; ed il sorriso dei tre o quattro che sono entrati nel campo per tenere il cavo dei miei aquiloni, mi ripaga delle dieci ore di viaggio del giorno precedente. Comincia a fare un po' troppo freddo, ci avviamo verso l’albergo; l’appuntamento per tutti per la cena è in un ristorante, l’Heurige, trovato con l’aiuto del solito Franz: nessuna insegna, solo un portone ed in fondo ad un cortile una piccola porta al di là della quale si apre l’ospitalità viennese, accompagnata da un buffet di specialità locali ed annaffiata da un notevole vinello bianco che per tutta la serata, offerta dagli organizzatori, ci vedrà allegri ed affiatati scambiarci idee sulle cose più strane. Si fa presto a fare tardi in questo modo, e dobbiamo riguadagnare l’albergo mentre riprende a piovere. Il mattino seguente è la pioggia che mi sveglia, e con molta calma mi preparo, faccio colazione e dopo uno scambio di idee su Be-bean, Pakpao, Yakko e Nagasaki Hata, riesco infine a fare aprire a Franz le scatole che porta in macchina: ed è un museo viaggiante che si apre di fronte a me, fatto di aquiloni in miniatura, provenienti dall’oriente, ma anche da un suo amico ungherese, di origine cinese; resto con la voglia di vederne altri, ed è poi la volta dei saluti, perchè Franz rientra in Germania. E noi ci avviamo verso il campo: i Decorators sono all’opera, anche sotto la pioggia, che dopo un pò ci dà tregua, e ci permette di rivedere il cody, poi un altro parafoil di Helmut, un Reza questa volta; infine ritrovo Ernst, che mi fa provare il suo North Shore VIP; davvero preciso e le sue indicazioni sulla velocità di esecuzione mi fanno ancora migliorare. Jan porta sul campo un treno di Yacco, con variazioni di colore: proviamo a farlo salire, ma un problema di briglia a metà lunghezza ne impedisce il lancio; mi ricorda qualcosa, forse il mio treno di stelle; attacchiamo un eddy, ma è troppo piccolo, proviamo con un mio rokkaku, ed il vento lo gira in quota, facendolo precipitare: Ian non si scompone, “lo porteremo a Castiglione” ci dice, e comincia a raccoglierlo. Ormai sono le due del pomeriggio, e si deve tornare; salutiamo tutti, con un arrivederci a Castiglione, per stare ancora un poco assieme. Una spruzzata di neve ci accompagna alla macchina; si parte. Ed il colmo è che a due ore da Vienna, ancora in Austria, troviamo un bellissimo sole, che ci accompagnerà fino in Italia.
Foto Staff Foto Aquiloni Foto Location
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